diversityark
diversity ark

Produrre Insieme alla Natura

La Certificazione Diversity Ark fornisce alle aziende agricole le necessarie conoscenze analitiche delle caratteristiche del loro agro-ecosistema al fine di individuare la corretta gestione dei propri terreni.  È un percorso virtuoso di studio e monitoraggio dellarea coltivata con il fine di conservare e migliorare gli equilibri agro-ecologici. Si tratta di conoscenze utili sul suolo, gli insetti, le piante e la biodiversità per conservare e migliorare la presenza della natura, presenza che ci aiuta a intervenire meno dove gli equilibri sono presenti. I risultati permettono un’approfondita valutazione della vitalità e potenzialità dell’agro-ecosistema per migliorare la gestione agronomica volta alla naturalità ed eccellenza delle produzioni. Pensando ad un percorso virtuoso, parte dei proventi derivanti dall’attività Diversity Ark saranno destinati a progetti di sviluppo, formazione e sensibilizzazione in merito a tematiche agro-ecologiche.

cosa facciamo - terra
Terra
cosa facciamo -insetti
Insetti
cosa facciamo - piante
Piante
cosa facciamo - valutazione
Valutazione
cosa facciamo - formazione
Formazione
    cosa facciamo - terra

    Terra

    Campionamento e analisi biologica e chimico-fisica del suolo per misurare la quantità e la vitalità dei microorganismi. I risultati forniscono la misura sullo stato di salute del suolo e della sua capacità produttiva.

    • Analisi chimico-fisica dei suoli.
    • Biomassa microbica: misura la quantità dei microrganismi del suolo.
    • Quoziente metabolico: valuta l’efficienza metabolica dei microrganismi.
    • IBF: indice sintetico di fertilità biologica dei suoli.

    La qualità del suolo è fondamentale per ottenere produzioni più sostenibili e piante meno soggette a squilibri che richiederebbero altri input agricoli (fitosanitari, concimazioni minerali, ecc.). Conoscere il proprio terreno è uno degli obiettivi che si pone Diversity Ark per aiutare l’agricoltore ad effettuare scelte consapevoli. Tutto ciò dipende anche dal monitoraggio della biodiversità che nei terreni inizia in primavera: tra aprile e maggio si preleva un campione di suolo, con metodica standard, per ottenere i dati chimico – fisici e biologici.

    I risultati vengono elaborati in una relazione che i professionisti Diversity Ark consegneranno all’azienda, comprendente sia i dati dell’analisi chimica e fisica sia l’analisi biologica. Il tutto sarà corredato da commenti che permetteranno all’agricoltore di prendere le iniziative agronomiche più opportune per migliorare o mantenere la fertilità del suolo.

    Per definire la fertilità di un suolo utilizziamo l’IBF, indice sintetico di fertilità biologica. Lo scopo è valutare condizioni di fertilità del terreno che vanno dalla condizione di “stanchezza – allarme” (punteggio < 6) a condizione di fertilità “Alta” (punteggio >25).I parametri utilizzati sono: Sostanza Organica (%), Respirazione basale, Respirazione Cumulativa, Carbonio microbico, Quoziente Metabolico e quoziente di Mineralizzazione. Per ciascun parametro sono stati fissati 5 intervalli di valori, a cui viene assegnato un punteggio differente; la somma algebrica dei punteggi per ciascun parametro dà origine alla scala di fertilità biologica (Benedetti et al., 2006; Benedetti e Mocali, 2008).

    L’approccio scientifico e innovativo distingue queste analisi, rende il “controllo” un’opportunità unica di conoscere la fertilità del proprio suolo e caratterizza fortemente lo scopo della Certificazione Diversity Ark.

    cosa facciamo -insetti

    Insetti

    Determinazione della varietà e quantità degli insetti, degli impollinatori e del rapporto prede/predatori per capire gli effetti della gestione agronomica sullo stato dell’agro-ecosistema.

    • Biodiversità: numero di morfo-specie.
    • Numero di impollinatori: sviluppo della diversità di impollinazione.
    • Indice di biocontrollo: rapporto predatori prede (carnivori/erbivori).

    L’ecosistema agrario si sviluppa grazie alle relazioni tra componenti naturali, fattori ambientali e biotici, coltivazione di piante e l’allevamento di animali. Da questo deriva l’eterogeneità dei diversi territori rurali. L’agro-ecosistema è anche il “luogo” dove spiccano le scelte di gestione ambientale che non possono eludere o asservire all’infinito i cicli naturali. È importante gestire le attività agricole, zootecniche e forestali non solo nel rispetto degli impegni e dei limiti aziendali, ma si deve contribuire anche alla conservazione del capitale naturale dal quale hanno origine i prodotti dell’impresa stessa. Un’agricoltura sostenibile è un’agricoltura che può avere importanti funzioni per la gestione del territorio, per la biodiversità e il paesaggio.

    La biodiversità è un’entità data dall’unione di più fattori: specie, comunità, ecosistemi, paesaggio. Coltivare la biodiversità aiuta a conservare e incentivare la diversità di piante e animali, fondamentali elementi dell’agricoltura sostenibile che aiutano mantenendo e/o aumentando la funzionalità degli ecosistemi presenti. Comprendere la biodiversità (esistente e potenziale) in un’area coltivata è un passo importante verso la comprensione del complesso di interazioni presenti fra flora e fauna e il bilancio naturale di questo ambiente. Un sistema con un’elevata biodiversità tende a essere più resiliente contro i cambiamenti. Più complesso è il sistema, meglio è capace di adattarsi ai cambiamenti che avvengono nelle sue dinamiche. L’uso indiscriminato della chimica non è sostenibile a lungo termine; gli effetti collaterali negativi possono, infatti, tradursi in perdita di biodiversità e rottura dei complessi equilibri biologici che, una volta compromessi, non sempre sono ripristinabili nel breve periodo.

    Gli artropodi rappresentano il gruppo tassonomico più ricco in specie, sono animali molto mobili e hanno cicli vitali che si susseguono velocemente. Queste caratteristiche li rendono ottimi indicatori per misurare la biodiversità faunistica delle aree coltivate. La diversità di artropodi presente in un’area coltivata incrementa i «processi eco-sistemici», che possono a loro volta migliorare l’area coltivata in diversi modi:

    • Proteggono e migliorano la diversità in specie;
    • Attraggono molte specie (anche di predatori) e riducono la necessità di pesticidi;
    • Fonti alternative di cibo e di rifugi per organismi «positivi» (più habitat e corridoi, siepi, fasce di rifugio);
    • Incrementa la competizione di specie erbacee dominanti (riducendo l’uso di erbicidi);
    • Incrementa la salute del suolo e la sua struttura, ottimizzando i cicli dei nutrienti (incorporando concimi naturali e compost). 

    Gli artropodi presenti influenzano le popolazioni di lieviti presenti sul frutto o nelle sue vicinanze. Gli insetti possono ospitare differenti tipi di muffe e batteri, che possono essere depositati sul frutto quando vengono visitati dagli insetti, alterando le popolazioni di lieviti in esso presenti. I fungicidi usati nelle aree coltivate hanno un effetto negativo sui lieviti nativi presenti, come gli insetticidi influiscono sulla salute degli insetti portatori dei lieviti. È molto importante garantire la presenza di gruppi di piante che creino delle nicchie per i predatori naturali garantendo:

    • maggiore ombreggiamento;
    • un regolare fabbisogno di nettare e polline;
    • una risorsa idrica per gli artropodi utili alle coltivazioni.

    Se vi è presenza di vegetazione (spontanea o piantata), si assiste a un incremento significativo degli artropodi utili alle coltivazioni. Questo risultato si può raggiungere con la creazione di un Insectarium che attragga un ampio range di insetti utili aventi la capacità di garantire «servizi ecosistemici», incluso il miglioramento dell’attività degli artropodi.
     
    Al fine di fornire l’habitat necessario agli artropodi, i gruppi di piante devono rispondere alle seguenti esigenze degli insetti utili:

    • Ombra – l’ombreggiamento è necessario agli artropodi per sopravvivere durante l’inverno o per scavare il terreno vicino alle coltivazioni durante la stagione vegetativa;
    • Nettare – la sua presenza incrementa la risorsa di energia fornita dai carboidrati;
    • Prede alternative – una maggiore risorsa di prede può essere utile per mantenere delle popolazioni di insetti utili;
    • Polline – le proteine sono necessarie per la produzione di uova e una elevata risorsa di polline di elevata qualità ne è una garanzia.

    Questi elementi incrementano la longevità dei insetti utili e la loro capacità di riprodursi.

    Le siepi sono linee o gruppi di alberi, erbe perenni, graminacee, ecc. e sono un perfetto esempio di quanto indicato:

    • Sono multi-strato, ovvero strutture che verticalmente si sviluppano su più strati, ognuno dei quali può fornire diverse nicchie per diversi animali;
    • Sono habitat per insetti utili, impollinatori e altra fauna selvatica;
    • Prevengono l’erosione da dilavamento del suolo, da fluitazione, da erosione del vento;
    • Servono come barriere anti-vento, stabilizzano i corsi d’acqua, forniscono una barriera contro i pesticidi, i rumori, gli odori e la polvere;
    • Funzionano come confini viventi e linee di separazione;
    • Servono a incrementare la biodiversità (e aumentano l’estetica dell’area coltivata).
    cosa facciamo - piante

    Piante

    Descrizione della biodiversità floristica e sue relazioni con le attività agronomiche e l’ambiente naturale in cui il vigneto si inserisce.

     

    Approfondimenti

    • Biodiversità: numero di specie.
    • Naturalità: presenza di specie di ambienti naturali (boschi, prati, pascoli).
    • Inquinamento floristico: presenza di specie non autoctone.
    • Conservazione storica: valuta la presenza delle archeofite (specie di antica introduzione legate ai coltivi).

    BIODIVERSITÀ FLORISTICA

    Molto spesso le piante spontanee che crescono all’interno del vigneto sono state poco considerate o spesso viste come un intralcio all’attività agronomica. La visione del vigneto come agroecosistema ha cambiato nel tempo questo punto di vista dando peso e fondamento alla biodiversità floristica che può essere vista come un vero e proprio strumento gestionale. La presenza di numerose piante differenti tende a limitare lo sviluppo delle piante infestanti più aggressive che spesso sono quelle che creano i maggiori disagi alle attività agronomiche. Sostanzialmente, la presenza nel cotico erboso del vigneto di una composizione floristica equilibrata, cioè caratterizzata da un elevato numero di specie, consente un più agevole controllo delle malerbe stesse: questo dipende soprattutto dalla riduzione del loro potere competitivo di una singola specie in quanto ostacolata e limitata dall’intera vegetazione presente. Un vigneto con elevata biodiversità ha anche un potere autorigenerante molto più forte avendo tanti organismi che possono sopportare un disturbo stocastico e quindi riportare più velocemente il sistema ad un suo equilibrio ottimale. Va anche sottolineata la stretta connessione tra la biodiversità floristica e quella entomologica sempre legata agli equilibri dell’agroecosistema che permettono una migliore resistenza del vigneto rispetto all’ingresso dei patogeni.

    NATURALITÀ

    Per quanto un’area coltivata faccia parte dei sistemi antropici può comunque essere permeabile alle specie vegetali che si trovano in ambienti ecologicamente meno disturbati dall’uomo. La presenza di piante che si trovano in habitat ad elevata naturalità come boschi, prati da sfalcio, pascoli, etc., indica che le attività agronomiche vengono effettuate con un basso impatto ambientale. Eccessivi input organici e frequenti dei passaggi dei mezzi agricoli non permetterebbero la presenza di queste specie: una loro abbondante presenza sottolinea un corretto rispetto del suolo. L’importanza di queste essenze è inoltre collegata al paesaggio in cui si inserisce il terreno stesso, lo rende più connesso con quanto lo circonda e può contribuire al suo funzionamento come corridoio ecologico.

    INQUINAMENTO FLORISTICO

    Da sempre l’uomo, più o meno accidentalmente, ha favorito spostamenti di specie vegetali tra territori diversi, anche molto distanti tra loro. Questi spostamenti hanno prodotto molti benefici, ad esempio sulla nostra dieta.

    Capita però che talvolta venga introdotta qualche specie capace di causare seri problemi al territorio e alla comunità: in questo caso abbiamo a che fare con piante, o altre specie, definite alloctone invasive (Ivansive Alien Species). Una qualunque specie vegetale nel proprio ambiente d’origine viene limitata nella diffusione dal rapporto con gli altri organismi che si sono sviluppati con lei in quel posto; ma se introdotta in altre aree geografiche, dove nel complesso l’ambiente è a lei favorevole, può autonomamente proliferare indisturbata. Le conseguenze di queste invasioni sono di ordine produttivo, sanitario, naturalistico e paesaggistico e quindi, in ultima analisi, economiche.

    Sono queste specie che spesso, se molto abbondanti in un terreno, intralciano il lavoro dell’agricoltore che deve adoperarsi per tenerle sotto controllo vista la loro velocità di diffusione. Si tratta di piante di taglia elevata che si diffondono in ambienti a bassa biodiversità ad elevato input di sostanze azotate. La presenza delle specie aliene “inquina” la flora autoctona, intimamente connessa con il luogo in cui si è differenziata nelle centinaia di migliaia di anni e che ne definisce, quindi, il paesaggio.

    CONSERVAZIONE STORICA

    Le archofite, come esempio pratico, sono specie avventizie introdotte nel territorio in tempi molto antichi. Si tratta di piante che hanno accompagnato l’uomo fin dagli albori dell’agricoltura. Il loro luogo di origine è la steppa aralo-caspica e l’Iran, dove il frumento e l’orzo ebbero la prima diffusione. L’uomo le ha involontariamente diffuse con le coltivazioni e fanno parte stabilmente della flora italiana ed europea da 2.000 – 2.500 anni. Sono soprattutto specie a ciclo annuale spesso di piccola taglia. Rispetto alle neofite non vanno ad intaccare gli ambienti naturali di un territorio in quanto sono intimamente connesse al lavoro dei campi da parte dell’uomo (compagne obbligate). Con le nuove tecniche colturali di tipo industriale queste specie si tanno sempre di più rarefacendo e alcune di esse si stanno addirittura estinguendo dal territorio nazionale. Le aree coltivate, se opportunamente gestite, possono dare rifugio a queste specie arricchendone la biodiversità senza avere un carattere invasivo.

    cosa facciamo - valutazione

    Valutazione

    Valutazione dell’area coltivata in base a 10 indicatori suolo studiati e testati per descrivere in modo sintetico, ma completo, le sue caratteristiche rispetto alla conduzione e al contesto agro-ecologico. Permette inoltre di evidenziare i punti di forza e di debolezza dell’appezzamento e della gestione aziendale.

    La Certificazione Diversity Ark utilizza una metodologia pratica e scientifica per valutare la qualità ed il grado di naturalità delle aree coltivate utilizzando indicatori scelti, applicati e interpretati congiuntamente da agricoltori e ricercatori e riassunti nella “scheda di valutazione a 10 indicatori”.

    Diversity Ark ambisce ad aggregare le aspirazioni degli agricoltori a quelle dei ricercatori. Da una parte, la necessità di una produzione stabile senza dipendere da input esterni, riducendo così i costi di produzione, mantenendo e/o valorizzando le risorse naturali dell’azienda agricola, come il suolo, l’acqua e la biodiversità; dall’altra la progettazione di agro-ecosistemi che mostrino elevata resilienza a parassiti e malattie, buone capacità di recupero e ritenzione dei nutrienti e alti livelli di biodiversità. In sintesi, un’area coltivata ricca di biodiversità, che aumenta la fertilità del suolo, la protezione delle piante, degli insetti e la produttività, si definisce sostenibile e sana.

    Abbiamo selezionato indicatori qualitativi di salute del suolo e delle colture che sono rilevanti per gli agricoltori e per le aree geografiche identificate. Questa serie di indicatori di sostenibilità ci permette di valutare la condizione degli agro-ecosistemi.

    Gli indicatori selezionati hanno caratteristiche comuni tra loro:

    • derivano da misurazioni e analisi, secondo il metodo scientico;
    • sono relativamente precisi e facili da interpretare;
    • sono pratici per prendere nuove decisioni di gestione;
    • sono abbastanza sensibili da riflettere i cambiamenti dell’ambiente e gli effetti delle pratiche di gestione del suolo e del raccolto;
    • possiedono la capacità di integrare le proprietà del suolo con la flora e gli insetti, incentivando approcci virtuosi (riduzione dell’uso della plastica e aumento di siepi, boschi, prati, ecc.).

    Una volta che tutte le misurazioni effettuate si basano sugli stessi indicatori, i risultati sono confrontabili ed è così possibile seguire l’evoluzione dello stesso agro-ecosistema lungo una linea temporale, oppure effettuare confronti tra aziende agricole in varie fasi di transizione. Inoltre, una volta applicati gli indicatori, ogni agricoltore può visualizzare le condizioni della propria azienda, notando quali indicatori del suolo o della pianta sono sufficienti o carenti rispetto alla soglia prestabilita. Quando la metodologia viene applicata a più aziende contemporaneamente, è possibile visualizzare quali colture presentano bassi o alti valori di sostenibilità. Questo è utile in quanto consente di capire perché alcune aziende agricole hanno prestazioni ecologiche migliori di altre. Aiuta anche a stimolare la riflessione su modifiche gestionali che possono migliorare il funzionamento delle aziende agricole che presentano valori sotto soglia. Queste aziende agricole con un valore complessivo inferiore alla soglia prestabilita riescono ad identificare esattamente dove devono essere prese misure correttive per migliorare i valori degli indicatori in questione.

    La valutazione a 10 indicatori consente alle aziende di dare la priorità agli interventi agro-ecologici necessari per correggere le carenze del suolo, delle colture e dell’ecosistema. Grazie alle linee guida fornite dagli indicatori, le aziende possono pensare di emulare i processi e le pratiche che emergono dall’agro-ecosistema delle aziende con valutazioni finali superiori, utilizzando però tecniche alla loro portata, ma che ottimizzano gli stessi processi chiave che operano nelle aziende valutate meglio.

    Come valutare la sostenibilità dell’agro-ecosistema è oggi una sfida importante per molti agricoltori e ricercatori. Esistono poche metodologie che consentono agli agricoltori di utilizzare indicatori per osservare rapidamente lo stato dei loro agro-ecosistemi. La Certificazione Diversity Ark aspira a fornire tali strumenti permettendo loro di prendere decisioni gestionali dirette a migliorare gli indicatori che stanno funzionando male, e quindi migliorare le funzioni dell’agro-ecosistema e del sistema azienda.

    cosa facciamo - formazione

    Formazione

    Formazione specifica con esperti dedicati per approfondire argomenti agroecologici e suggerire una comunicazione efficace al consumatore dei risultati del progetto.

    Tra i requisiti che le aziende devono garantire per accedere alla certificazione vi è anche la partecipazione ad almeno 2 eventi formativi. Tale formazione sarà organizzata da DIVERSITY ARK direttamente o tramite servizi esterni principalmente utilizzando piattaforme specifiche e dedicate alla FAD. Gli incontri formativi verranno realizzati in lingua italiana ed eventualmente sottotitolati in lingua inglese nel caso di utenza internazionale.

    Gli incontri si svolgeranno in diretta oppure in differita con registrazioni dedicate fruibili dai partecipanti entro un arco temporale prestabilito. La durata minima di ogni evento formativo sarà di 2 ore.

    Nel caso di webinar preregistrati le aziende avranno le loro credenziali di accesso con cui potranno selezionare l’evento desiderato, seguirlo e partecipare al breve test finale che verrà sottoposto solo nel caso di eventi registrati.

    L’azienda potrà presentare come formazione valevole ai fini della certificazione anche corsi, webinar o eventi di approfondimento non organizzati da DIVERSITY ARK (o da figura incaricata) purché pertinenti rispetto a tematiche ambientali, agroecologiche e riguardanti la biodiversità. Sarà possibile chiedere solo preventivamente il riconoscimento di attività formative esterne, che potranno essere autorizzate dopo verifica dei contenuti da parte di DIVERSITY ARK. Non saranno riconosciute come valide attività già svolte e non autorizzate in precedenza. In ogni caso sarà a insindacabile giudizio di DIVERSITY ARK e/o dell’Ente di Certificazione l’accettazione di tali corsi o approfondimenti ai fini della formazione obbligatoria.

    L’ente di certificazione provvederà a verificare l’effettiva partecipazione ai corsi tramite controllo del test finale o del registro presenze e dell’attestato nel caso di webinar realizzati e seguiti in diretta o di eventi non organizzati da DIVERSITY ARK.

    L’azienda avrà tempo fino all’anno successivo a quello di certificazione per regolarizzare gli obblighi formativi per i quali verrà creato un apposito registro. 

    Tutti metodi di campionamento, di analisi di laboratorio e di valutazione standardizzati sono consolidati e validati a livello scientifico. I campionamenti e i risultati sono elaborati e analizzati da professionisti agronomi, botanici ed entomologi altamente qualificati e specializzati.